È veramente complesso scrivere in giorni così importanti.
È complesso trovare le parole per raccontare un mondo che, in moltissimi suoi aspetti, appare sbagliato, ingiusto, poco attento, sleale e ingrato.
È complesso, soprattutto, riuscire a non scadere nella retorica e in quelle frasi fatte colme di speranza che, però, a fine mese non aiutano davvero chi si trova costretto a fare i conti con difficoltà sempre più presenti e visibili, anche se spesso ignorate.
È complesso stare dalla parte degli ultimi quando gli ultimi, spesso, fingiamo non esistano. E, reiterando i nostri errori, ci illudiamo di poter parlare per loro, costruire per loro, sognare per loro, senza poi davvero considerarli, integrarli, ascoltarli o vederli.
Non vogliamo mentire né mentirci: la strada è lunga.
E quella verso la giustizia sociale probabilmente lo è più di ogni altra.
Ma ciò che è davvero complesso è accettare questa sfida e provarci, senza arretrare.
Oggi più che mai siamo convinti che un mondo più giusto, equilibrato e democratico non possa esistere senza ripensare radicalmente la società, l’economia e il lavoro. Non lo diciamo solo noi: lo dicono i dati.
Cinque milioni di italiani fanno fatica a sostenere le spese minime.
Uno su dieci è a rischio povertà.
E questi numeri non comprendono tutto quel sommerso che nemmeno arriva ai sondaggi.
Questi poveri sono tra noi.
Questi poveri siamo noi.
Con lo spirito che ci ha sempre guidato — non promesse, ma mani tese — ribadiamo qualcosa di semplice, ma concreto:
Siamo qui.
Buon Primo Maggio a tutte e tutti.